32a) More. Nella citt di Utopia non c' la propriet privata!.
In Utopia non vi  propriet privata e le case sono aperte a
tutti, perch tanto nessuno ruba! E poi bisogna cambiarle ogni
dieci anni, scegliendone un'altra tirando a sorte. E' evidente che
siamo di fronte a un'antropologia molto lontana dalla verit
effettuale della cosa di Machiavelli.
Th. More, Utopia, secondo, Delle citt e di Amatauroto
espressamente. (pagina 23).

Questa piazzaforte  cinta da mura alte e larghe, con numerose
torri e rivellini, e le mura sono alla lor volta circondate per
tre lati da un fossato asciutto, ma largo e profondo, difeso da
siepi spinose; nel quarto il fiume stesso fa da fossa. Le piazze
son tracciate in modo acconcio sia pei trasporti che contro i
venti, le case in nessun modo misere, e se ne vedono per file
lunghe, che si stendono per interi quartieri, con le facciate
fronte a fronte, separate da vie larghe 20 piedi. Alle spalle di
dette case sono attaccati, per tutta la lunghezza dei quartieri,
grandi giardini, cui tutto intorno altre case s'addossano,
chiudendoli. Non c' casa che non abbia porta dinanzi, verso la
strada, e di dietro verso il giardino, e queste sono a due
battenti e s'aprono facilmente a una semplice spinta e si
richiudono da s, ch entra chi vuole, tanto manca in ogni luogo
la propriet privata! Anche le case infatti le mutano ogni 10
anni, tirando a sorte. Di questi giardini poi fanno gran conto; in
essi hanno vigne, frutti, erbaggi e fiori, con tanta bellezza e
cura che in nessun luogo ho visto nulla di pi produttivo o di pi
appariscente. Nel che la loro passione  tenuta accesa non solo
dal loro proprio piacere, ma anche dalle gare fra quartiere e
quartiere a chi meglio coltiva il proprio giardino; e certo in
tutta quanta la citt difficilmente si pu trovare occupazione pi
vantaggiosa, sia quanto al diletto, sia quanto ai bisogni di
tutti; laonde di nessuna cosa pi che di tali giardini pare che si
sia occupato il fondatore dello Stato.
E' tradizione infatti che detta citt l'abbia disegnata in tutta
la sua configurazione Utopo in persona, sin dal bel principio, ma
abbia lasciato ai suoi discendenti la cura di abbellirla e
perfezionarla, al che previde che non sarebbe bastata l'et di un
sol uomo. Infatti nei loro annali, che abbracciano 1760 anni di
storia sin dall'occupazione dell'isola e vengono redatti con gran
cura e conservati religiosamente, si trova scritto che le
abitazioni in principio erano basse e quasi capanne e tuguri,
fatte come vien viene, d'ogni sorta di legno, con pareti spalmate
di loto e tetti a punta, coperti di paglia. Ora invece ogni
palazzo, di forma mirabile,  a tre piani, con le pareti esterne
fatte di pietre, di pietra lavorata o mattoni, mentre nell'interno
il vuoto  riempito di rottami; i tetti si stendono
orizzontalmente, coperti di un battuto che non costa nulla ed 
fatto in modo da essere incombustibile e da superare il piombo
nella resistenza alle intemperie. Difendono dal vento le finestre
coi vetri, di cui fanno ivi grandissimo uso, a volte anche con un
lino sottile, spalmato di olio traslucido o di ambra, ci che
evidentemente ha due vantaggi, perch in tal modo si fa passare
pi luce e si fa entrare meno vento.
T. Moro, Utopia, Laterza, Bari, 1982, pagine 60-61.
